Caritas Insieme n.5 2005

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roby noris
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Caritas Insieme n.5 2005

Messaggioda roby noris » mer gen 04, 2006 6:44 pm


Yari
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Messaggioda Yari » mar gen 10, 2006 6:42 pm

Complimenti per la copertina: molto bella e significativa.
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giardiniere dell'Eden
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Messaggioda giardiniere dell'Eden » ven gen 13, 2006 6:04 pm

In merito all'articolo di Dante Balbo e Dani Noris sulla "povertà".
Il nocciolo è verità e carità. Accompagnare l'omone alla comprensione che si è affossato da solo, e poi... allestire piani di risanamento. Il servizio sociale pubblico non farebbe la stessa cosa? C'è ancora la paura dell'assistenzialismo? Lo Stato non ha molti mezzi, quindi non credo agisca più in questo modo.
Credo che si possa dire vi sia professionalità di intervento sia da parte dell'ente pubblico, che da parte di Caritas.
Allora cosa distingue Caritas dall'ente pubblico nella casistica sociale? Il retroterra ideologico-culturale? L'amore per il destino del "povero", considerato che Cristo è presente in modo privilegiato nel povero? Professionalità e amore, dunque?
Jean Vanier racconta di una donna che le si avvicinò mentre camminava su una strada di Parigi (prima dell'Arche), chiedendogli dei soldi. Lui le chiese a che potessero servire. Era appena uscita da una casa di cura e... Le diede i soldi e questa se ne andò.
Questo dovrebbe essere l'aspetto assistenzialistico.
Sempre Jean Vanier dice d'aver agito così per non esporsi, per non mettersi in gioco. Se invece si fosse fermato a parlare con lei, poi forse l'avrebbe invitata a pranzo, iniziando una relazione (pericolosa!) che poi avrebbe finito per mettere in gioco la sua persona. Avrebbe cominciato ad amare il destino di quella signora, capendone l'inscindibilità dal suo stesso destino...(Questo è amore?)
E la professionalità? Alcuni dicono che all'Arche questo aspetto un po' manca, ma c'è tanto amore...
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giardiniere dell'Eden
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Messaggioda giardiniere dell'Eden » sab gen 14, 2006 11:58 pm

Sig. Noris, ho letto il suo editoriale e lo condivido. Anche lei sostiene che l'amore non basta, se non è intelligente. Lo credo anche io.
Dal mio osservatorio vedo però tanta professionalità nel lavoro sociale -soprattutto in Svizzera- e poco amore. Forse non è esatto: tanta professionalità e tanto distacco. Mancanza di empatia. Ai servizi istituzionali non si può chiedere che la professionalità. Se c'è dell'altro, meglio. Alla Caritas si. Dovrebbe essere questo di più la sua specificità? Condivido la sua posizione sui rischi di iniziative come quella del banco alimentare. Il rischio è che gratifichi i donatori più di quanto non serva ai "poveri".
Complimenti! Lei invece di aver vinto un'auto, vince un pasto caldo. Sa molto di pubblicità, involontaria.
In Vallese, la Comunità delle Beatitudini e forse altre Comunità hanno degli accordi con i grandi magazzini e possono disporre della merce non più vendibile per il proprio sostentamento e per quello dei numerosi visitatori, che siano poveri o ricchi. E' sicuramente un bene e non lede la dignità di nessuno. Forse avviene la stessa cosa per i Frati di Lugano.
Buona domenica.

giardiniere dell'Eden
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Messaggioda giardiniere dell'Eden » mar gen 17, 2006 12:22 am

A voi non sembra che viviamo in un mondo troppo individualista; che dopo lo sfascio del comunismo e la fine dei movimenti di liberazione, oggi ognuno pensi solo al suo orticello? Le grandi ideologie sono morte o tramontate e ci si riduce al "biografismo".
Ciò comporta anche, come passo naturale, uno spostamento evidente in ambito religioso verso un vissuto intimistico e "protestante" del popolo cattolico. Non lo notate?
Forse la povertà di oggi nella nostra società opulenta, che mira solo al profitto, è proprio la solitudine. La persona che si accorge di contare sempre meno, o solo in funzione utilitaristica, si perde con più facilità, non potendo nutrirsi al calore dell'appartenenza, soprattutto quando si è messi a dura prova : disoccupazione, lutto, malattia, dipendenze...
Ultima modifica di giardiniere dell'Eden il mer mar 29, 2006 9:08 pm, modificato 2 volte in totale.

giardiniere dell'Eden
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Messaggioda giardiniere dell'Eden » mer gen 18, 2006 7:26 pm

Oggi, mentre potavo, mi chiedevo quale direzione avrebbe potuto prendere il cogito di Cartesio se egli si fosse imbattuto nei due gemellini di cinque anni che vivono sulla sedia a rotelle, non parlano, non vedono, non sentono, non pensano, ma trascorrono la giornata gesticolando spasmodicamente con le braccia.

Non "cogito, ergo sum", ma piuttosto (come sottolinea il teologo Bruno Forte) "cogitor, ergo sum": sono pensato, quindi sono. Pensato, voluto, amato. E' in questo modo che forse viene fatta giustizia all'umanità più ferita della Terra. Ed è qui, forse, che si fonda la sacralità della vita umana.

"L'uomo non è intangibile per il fatto che vive. Di tale diritto sarebbe titolare anche un animale, in quanto esso pure si trova a vivere (...). La vita dell'uomo rimane inviolabile poiché egli è una persona (...). L'essere persona non è un dato di natura psicologica, ma esistenziale: fondamentalmente non dipende né dall'età, né dalla condizione psicologica, né dai doni di natura di cui il soggetto è provvisto (...).
La personalità può rimanere sotto la soglia della coscienza - come quando si dorme - tuttavia essa permane e ad essa bisogna far riferimento.
La personalità può essere non ancora sviluppata come quando si è bambini, tuttavia fin dall'inizio essa pretende il rispetto morale. E' addirittura possibile che la personalità in generale non emerga negli atti, in quanto mancano i presupposti psico-fisici, come accade nei malati di mente (...). E infine, la personalità può anche rimanere nascosta come nell'embrione; ma essa è data fin dall'inizio in lui e ha i suoi diritti. E' questa personalità a dare agli uomini la loro dignità." (Romano Guardini - Studi Cattolici, 1974)
Ultima modifica di giardiniere dell'Eden il dom mag 07, 2006 4:11 pm, modificato 3 volte in totale.

Dani Noris
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Messaggioda Dani Noris » lun gen 23, 2006 7:30 pm

Ci pensavo in particolare proprio in questi giorni: Mai come in questi tempi si sono moltiplicate le azioni di solidarietà. Basta pensare ai mercatini di Natale sparsi in tutti i villaggi e centri del cantone. Mai come ora si sono messi in piedi associazioni per rispondere ai bisogni di ogni genere. Non c'è malattia, problema sociale o handicap che non abbia generato un'associazione di sostegno. Eppure i problemi sembrano moltiplicarsi e ho l'impressione che mai come adesso ci sia stata tanta solitudine. Perché il farsi compagnia, il far compagnia alle persone chiede coinvolgimento, lavoro, fatica e fedeltà.

giardiniere dell'Eden
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Messaggioda giardiniere dell'Eden » mar gen 24, 2006 10:49 pm

Ancora Jean Vanier, in recente scritto dice:
"... Quello che più di tutto mi colpisce oggi è che molti giovani non vogliono sapere ciò che è buono, ciò che è falso e ciò che è vero, ma si aspettano e pongono una questione fondamentale: Mi ami?"...


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