Il bisogno crescente di una TV diversa

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marco fantoni
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Il bisogno crescente di una TV diversa

Messaggioda marco fantoni » ven lug 01, 2011 2:26 pm

Mi rendo sempre più conto che è veramente un grosso lavoro quello che da 17 anni si sta svolgendo a Caritas Ticino in campo informativo -in particolare in quello televisivo e on-line- e che evolve ogni qualvolta l’informatica produce nuovi metodi comunicativi. Questa percezione mi è confermata anche dalla newsletter che abbiamo ricevuto da TV2000 e che segnalo di seguito e scritta dall’ex direttore di Avvenire, ora direttore dell'emittente dei vescovi italiani:


Newsletter n°19 del 24 giugno 2011

Il bisogno crescente di una televisione diversa

Cari Amici,
da settimane la tv sembra tornata sugli scudi del dibattito pubblico. Mai come quest'anno la chiusura della stagione ha assunto i toni di un consuntivo agitato, quando non drammatico, con porte che sbattono e minacce che si rincorrono. Presto si tireranno le somme e a quel punto si vedrà chi faceva sul serio e chi recitava invece la solita parte. Accontentiamoci intanto di registrare i bla-bla più meritevoli. Ad esempio, una voce uscita dal Consiglio di amministrazione della Rai diceva nei giorni scorsi più o meno così: "Il contenitore pomeridiano «La vita in diretta» deve dare meno spazio al gossip e alla «tv del dolore» perseguita unicamente per l'audience, e fare piuttosto da vetrina ai problemi reali delle persone e delle famiglie, proponendo − udite, udite − modelli positivi e un linguaggio in linea con le trasformazioni in atto nella società".
Beh, anzitutto complimenti al consigliere De Laurentis per il coraggio di formulare una proposta così anticonformista. Domanda curiosa: tenteranno di dargli ascolto? Sarebbe bello, non ce lo nascondiamo. Ma subito un'altra, molesta domanda incalza: se pur anche volessero, sarebbero capaci di fare una tv diversa, meno morbosa e magari più graffiante la realtà delle cose? Onestamente, nutriamo qualche dubbio. Non perché manchi inesorabilmente la buona volontà, ma per una questione di abilità culturale. Quando ci si abitua a frequentare per anni un unico orizzonte, riuscire ad allargare lo sguardo e ad ampliare gli interessi è molto difficile.
Diventa una questione – per così dire – di muscoli oculari: come si fa a concentrarsi su cose normali e scorgere in esse le sporgenze del nuovo, quando le nostre palpebre si sono finora spalancate solo su scenari faraonici e mascherati? Ci si può ancora appassionare per le forme della vita quotidiana, quando per anni ci si è persi dietro a contesti solamente eccentrici o catastrofici? Come innamorarsi dell'alfabeto comune, dopo aver usato unicamente quello esagerato dell'abnorme e del mostruoso? È come se si tornasse all'acqua di rubinetto quando per anni si è bevuto vino di ogni cantina.
Ci arrendiamo dunque, alzando bandiera bianca? No, invertire la rotta è una necessità, prima ancora che per una sana politica aziendale, per un'assoluta urgenza sociale. Bisogna immettere in circolazione nuovi parametri e risvegliare papille gustative da tempo occluse. Decisivo sarà perdersi dietro la capacità di dedizione che il cittadino esprime e gratificarla con una plausibilità pubblica assegnata alle sue scelte. Bisogna saper raccontare anche il bene, e farlo con perizia e finezza estetica. In un incontro bresciano con giovani professionisti, qualcuno la settimana scorsa osservava l'instaurarsi di una sorta di concorrenza sleale: l'energia distruttiva pare talora prevalere su quella positiva. Talora solo, però, giacché dalla Pasqua del Signore Gesù in poi le cose vanno in realtà diversamente. Bisogna che anche il bene abbia visibilità, e sia persuasivo.
In altre parole: il bello comprensivo del buono: la sfida prossima di Tv2000.
Dino Boffo

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