l'ultimo viaggio

Il pellegrinaggio a Lourdes con Carlo Doveri sabato 8 novembre
roby noris
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l'ultimo viaggio

Messaggioda roby noris » ven gen 23, 2009 11:11 am

alle 14:30 accompagniamo Carlo nel suo ultimo viaggio. L'ho ricordato così a pag 3 del GdP di oggi venerdì 23 gennaio 2009 col titolo:

Carlo Doveri, una vivacità intellettuale messa al servizio dei più deboli


Trent’anni fa Carlo mi aiutava a disegnare sfondi bucolici per una serie di fiabe per la televisione in cui Elia di tre anni diventava minuscolo e parlava con gli insetti. E poi abbiamo fatto mille altre cose assieme fino all’altro ieri. Decenni di colonie integrate per vivere assieme la speranza in un mondo dove le persone potessero essere definite da quel che sono veramente e non dal loro handicap. E Daniela, una bambina down a cui tutti, nel nostro giro, abbiamo voluto bene, lui e Benedetta l’hanno accolta e tirata grande a casa loro. Una lezione concretissima di accoglienza senza condizioni anche quando da fuori la normale reazione era “ma come fanno!” Senza sentimentalismi e senza eroismi ma con la tranquillità di chi, anche se va controcorrente, non si scompone perché è consapevole di fare la cosa giusta. Abbiamo anche lavorato assieme in Caritas Ticino ed è stato il banco di prova per la traduzione di un pensiero sociale che dall’età giovanile diventava adulto, noi crescevamo verso sfide sempre più grandi, e lui maturava una coscienza e una genialità nel guardare alla realtà sociale secondo quelle linee che l’amico vescovo Eugenio aveva lasciato a Caritas Ticino. Carlo ha contribuito in modo indimenticabile all’evoluzione di questa organizzazione socio caritativa diocesana, aiutandoci a riformulare il metodo di intervento del nostro servizio sociale. L’incontro con lo psicanalista Giacomo Contri fondatore di Studium Cartello è stata probabilmente la svolta decisiva nel suo rigore nell’analisi della realtà, affascinato dalla genialità di quell’ambito di pensiero psicanalitico riusciva ad affascinare anche me che sono piuttosto digiuno di quella disciplina, perché riusciva a condividere lo stupore e l’innamoramento per una idea nuova. Ci ritrovavamo in perfetta sintonia su moltissimi fronti dove il nemico era il pensiero debole, la mediocrità vincente, i buoni sentimenti snaturati e annacquati in un sentimentalismo appiccicoso: Carlo talvolta poteva sembrare cinico ma era invece semplicemente di una lucidità straordinaria senza concessioni. Una vivacità intellettuale che mi ha sempre colpito e persino divertito. Con Carlo abbiamo riso molto, sia perché era capace di umorismo sagace sia perché aveva una mimica che gli permetteva una sorta di comicità provocatoria quasi naturale. Aveva tenuto una lezione a un incontro di formazione dell’equipe di Caritas Ticino qualche anno fa, e mi aveva gratificato di un riferimento esplicito a una sorta di mia paternità nei suoi confronti, sicuramente favorita dai miei dieci anni in più: ma con l’aggravarsi della sua malattia credo che le carte in tavola si siano rimescolate ed è diventato lui la figura paterna da guardare con affetto e ammirazione per la testimonianza di serenità e di speranza nella sofferenza. L’8 di novembre scorso siamo andati in cento a Lourdes con Carlo: lo voglio ricordare così, con i suoi famigliari e i suoi amici, in un pellegrinaggio eccezionale dove volti, gesti e colori sono fissati in un audiovisivo online http://88.198.43.34/varie/concarloalourdes.wmv accompagnato al piano da un grande Petrucciani che ha condiviso con Carlo il percorso umano della sofferenza e della speranza.

giardiniere dell'Eden
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Messaggioda giardiniere dell'Eden » ven gen 23, 2009 7:19 pm

Grazie, Carlo.

roby noris
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messaggio del Vescovo

Messaggioda roby noris » dom gen 25, 2009 1:02 pm

riporto il messaggio del Vescovo Pier Giacomo Grampa letto all'inizio della celebrazione


Lugano, 22 gennaio 2009

Cari Benedetta, Anna e Luca,
Cari famigliari,
Cari amici di Carlo,

l’impegno della visita pastorale non mi permette di essere con voi in questo momento di preghiera, riconoscenza e saluto, ma sono vicino con paterno affetto partecipando al vostro dolore per il distacco terreno da Carlo, che lascia a tutti noi un prezioso esempio di fede, di generosità, di dedizione ai fratelli, di servizio nella Chiesa e nella società.
Ricordo in particolare il suo impegno presso Caritas Ticino, dove, seguendo le indicazioni e le direttive del Vescovo Eugenio, ha collaborato alla realizzazione di una struttura socio-caritativa nuova in risposta alle richieste, ai bisogni, alla sensibilità di oggi.
Ha compiuto nel tempo un cammino breve ma intenso, luminoso di Vangelo, vivendo sempre con fedeltà la sua vocazione cristiana, che ha dato senso e significato di pienezza alla sua generosa giornata terrena.
Con questo spirito evangelico ha vissuto, come un’autentica missione e con tanta sapienza, il suo compito di direttore presso la Fondazione Vanoni, dando a questo Istituto un apporto straordinario, nella certezza di servire il Signore nei fratelli bisognosi di ascolto, aiuto, consiglio ed affetto.
Al rientro dal suo pellegrinaggio a Lourdes che alcuni amici, con grande sensibilità e fede, avevano compiuto con lui il sabato 8 novembre dello scorso anno, mi inviava questo messaggio: “Caro Vescovo, ti ringrazio del tuo accompagnamento paterno a questo pellegrinaggio a Lourdes. Per me oggi è stata una esperienza rigenerante e emozionante che si è potuta realizzare grazie ad alcuni amici fedeli e capaci. Mi mancano le parole per descriverti la gioia e la pace che ho provato e che spero dia frutto nel prossimo futuro con l’aiuto di Maria”.
Commuove la profonda semplicità di questo messaggio, così prezioso di speranza e fiducia, mentre sentiamo che ora vive per sempre in quella gioia e in quella pace che l’esperienza di Lourdes avevano in parte anticipato.
Ora cerchiamo il silenzio, che è accoglienza e preghiera, certi che Carlo è ancora con noi, perché vive in Dio; perché vive nell’amore dei suoi cari, dei tanti amici, delle molte persone che da lui hanno ricevuto del bene. Prego con voi e per voi, perché la forza della fede e il ricordo di Carlo siano sorgente di conforto e speranza in questa esperienza di forte dolore, illuminata dalla certezza della Pasqua.
Con affetto vi benedico.

+ Pier Giacomo Grampa
Vescovo di Lugano

roby noris
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omelia don Willy Volonté

Messaggioda roby noris » dom gen 25, 2009 1:37 pm

riporto l'omelia di don Willy Volonté


Omelia nella S.Messa di deposizione di Carlo Doveri

Cattedrale di Lugano, 23.01.2009



Ho conosciuto Carlo nel settembre 1973. Aveva 16 anni e frequentava la IV/V ginnasio, al II piano del Palazzo Magnolia, davanti al Liceo cantonale, ultimo banco a sinistra. L’ho davanti a me come allora, perché da allora iniziai a conoscerlo con il suo carattere di una bontà ruvida, con più dubbi che certezze, con più domande che risposte, ma scosso da un vero interesse su tutto, come può averlo ovviamente un ragazzo di 16 anni.

Inter-esse, attraversava con impeto l'essere delle cose, della realtà, aspettando che da qualche parte uno zampillo di verità venisse fuori dalle cose che gli interessavano.

E così le lezioni di religione le spremeva in un continuo battagliare, perché il dubbio intelligente cedesse prima o poi davanti a una risposta appagante, soddisfacente. Voleva capire, voleva darsi una ragione.

Comprese però che l'interesse a capire la vita doveva scontrarsi primo o poi con l’interesse per un impegno con le persone, con la vita. Forse solo affidandosi ad un'esperienza vera, i dubbi e gli interrogativi potevano placarsi e a modo suo poteva cedere all'amore. Infatti, il senso, il significato del vivere è in realtà amore!

Da questa vena sorgiva nacque l’esperienza delle colonie integrate con i bambini, dove imparavamo a comprendere, in compagnia di don Eugenio, divenuto poi nostro Vescovo, che il bambino con gravi handicap e quello sano, in realtà, rientrano tutti nella “normalità” del vivere e che ciò che ce li faceva vedere come "normali" era perché ciascuno apparteneva ad una paternità alta e forte che abbraccia tutto; e che ciascuno era riconosciuto e apprezzato per ciò che poteva fare; e ciò che poteva fare era accolto e riconosciuto come bello e buono. L’umano cominciava, così, a diventare comprensibile. La vita cominciava a rifiorire.

Si faceva insieme l'esperienza della positività del vivere dentro una paternità riconosciuta, quella di Dio, e di una fraternità di amici che si prendeva cura dell'altro; paternità e fraternità individuate e accolte proprio durante i mesi estivi di quegli anni lontani.

La consapevolezza di questo umano, indagato e vissuto, è poi cresciuta nel tempo con l’apporto di altre e più mature esperienze che hanno permesso a Carlo di vivere oggi il suo non recuso laborem (vale a dire: non mi sottraggo al mio lavoro), né a quello di educatore, né a quello ascetico della malattia, consumato fino a pochissimi giorni prima di morire.

Amici, non si può trafficare il guadagno dei propri talenti umani –come ci ha ricordato la pagina del S.Vangelo che abbiamo ascotato-, se non perché, nonostante la durezza o la spigolosità dei nostri caratteri, scorre sotto la scorza della superficie, nel profondo dell'interiorità della persona, scorre quieta e forte la linfa della religiosità nel vivere. Senza questa dimensione religiosa dell’esistenza –credetemi!- non c’è tenuta, non c’è durata, non c’è dedizione vera.

Così ho capito Carlo, proprio riandando agli inizi, nel suo vivere e nel suo morire di questi giorni.

Il brano della lettera gli Ebrei che abbiamo letto riporta una frase che l'Autore dello scritto attribuisce a Cristo, il Figlio del Dio vivente: «Non hai voluto né sacrificio né vittima, un corpo mi hai donato. Ecco, vengo IO, Signore, a fare ciò che tu vuoi».

Ci sono dati molti modi per vivere l'unica fede nella vita e nella risurrezione della vita. Ciascuno risponde secondo l'unicità della sua persona.
Ma credo che Carlo non era tanto per le apparenze di sacrifici e di vittime da offrire, ma il suo corpo, ormai sofferente per la malattia, l’ha utilizzato come spazio d’incontro con il suo Dio. Martoriato dalle fatiche del dolore, a volte persino trascinato, non l’ha sottratto, fino all'ultimo, nella circostanza concreta, a che diventasse luogo per dire il suo Io, il suo esserci con verità. Sì, sono presente!
E quando un cristiano vive e muore così, il suo corpo ha qualcosa del corpo stesso di Cristo che per questo dev'essere benedetto, onorato, incensato come realtà preziosa; è ciò che faremo tra poco. Perché quella carne disfatta dal dolore sarà la carne gloriosa della risurrezione futura.

Questa è la fede cristiana (più precisamente: la fede cattolica!) dove il corpo e l'anima sono un unicum imprescindibile: per questo la nostra carne risorgerà e sarà di Cristo per sempre.

Vi ho consegnato un frammento, spero veritiero, del Carlo che ho conosciuto. Certamente Benedetta, donna forte e appassionata del suo sposo e Anna e perfino il piccolo Luca e mamma Ida e Giovanni e la Danielina e tutti i suoi di casa insomma, insieme agli amici potrebbero dire di più e meglio delle parole che vi ho detto, avendolo assistito con amorevolezza fino all’ultimo. Ma penso di farmi voce anche degli amici di Caritas Diocesana, della Fondazione San Gottardo, degli amici che organizzarono e l’accompagnarono nel pellegrinaggio a Lourdes e infine della sua ultima fatica tutta spesa per l’Istituto Vanoni. E poi a quel luogo, sentito da Carlo come un laboratorio di pensiero e un abbraccio di amicizie ideali, che è stato lo Studium Cartello.

A tutti un grazie interminabile per la testimonianza di un comune ideale.

Carlo, ora che i dubbi sono dissolti, perché sei davanti a Dio senza ombra o veli, forse con appena un po' di bruma mattutina, perché gli occhi siano purificati nel desiderio di essere finalmente suo; ora che la certezza della Sua Presenza sta finalmente dominando la tua vita attuale, guarda anche noi e aiutaci ad essere certi : «che né morte, né vita, né fatica, né incomprensioni né grettezze, potranno mai separarci dall’amore di Cristo, nostro Signore».



Don Willy

roby noris
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Intervento di Giacomo Contri

Messaggioda roby noris » sab gen 31, 2009 10:42 pm

riporto l'intervento di Giacomo Contri, psicanalista fondatore di Studium Cartello, Ai funerali di Carlo in Cattedrale a Lugano.

Intervento di Giacomo Contri

a Carlo Doveri
Cattedrale di Lugano
venerdì 23 gennaio


1.
Non amo i morti. E neppure Carlo. Superfluo rammentare qui Gesù e San Paolo.
Amo, quando ne ho la fortuna, i vivi: ho amato Carlo.

2.
Nell’ultimo anno almeno, Carlo si è preparato a due passaggi:
a diventare, come me, psicoanalista, sullo sfondo della sua vasta esperienza precedente, quella per cui la maggioranza di voi lo ha conosciuto;
a dare vita, con me, a una nuova Società, una Società di Amici, denominata “Società amici del pensiero”.

3.
Ma perché dirvelo in Chiesa, che oggi ci riunisce a onorarlo? Rispondo.
Per la comune passione ad avere cura, cultura, coltivazione per un pensiero (è la medesima parola sostanziale di prima), un pensiero singolare e attestato ma disertato: il pensiero di Cristo;
non taccio neppure il comune desiderio che la Chiesa, Società sì, Società di Amici sì (più o meno), diventi ciò che essa è sempre stata poco, una Società di amici del pensiero di Cristo, tanto per cominciare.
In ciò che ora e poco fa ho testimoniato, Carlo ha dunque lasciato un’eredità che va oltre quella tradizionale:
quest’ultima è ancora connessa, sia pure nel beneficio, all’onere del lutto e della sua tristezza anche nella tenerezza;
l’altra sua eredità non dico che è esente dal lutto, perché io e non solo io ho perso un compagno prezioso, che mi manca, e sono infelice e non voglio consolazione:
essa però è intesa al futuro su terreno presente, fruibile o godibile da chi vorrà:
non ci toglie il lutto ma non ci tenta all’equivoca melanconia.

Giacomo

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intervento di Daniele Intraina

Messaggioda roby noris » mer feb 04, 2009 12:58 pm

riporto l'intervento di Daniele Intraina, direttore di STCA, Ai funerali di Carlo in Cattedrale a Lugano.

Intervento di Daniele Intraina




Lugano, Chiesa di San Lorenzo
23 gennaio 2009




Ciao Carlo,
perdonami, ciao caro Collega,

perché era con questa modalità che ci si rivolgeva nella nostra dimestichezza. Abbiamo condiviso moltissimi momenti professionali e nell’importante evoluzione del settore istituzionale i tuoi contributi sono sempre stati oggetto di attenzione. Quando prendevi la parola, in qualsiasi consesso ti trovassi, i tuoi interlocutori sempre sapevano che al centro delle tue attenzioni vi era il bene per te più prezioso: il benessere e l’aiuto ai tuoi ragazzi, alla tua utenza. Avevi, con una spiccata sensibilità e un’intelligenza viva, saputo coniugare con giusto equilibrio solidarietà con sussidiarietà. Al tecnicismo amministrativo, al management e alla contrattualità, che hai dovuto e saputo digerire facendone di necessità virtù, non ti hanno mai fatto desistere dal rivendicare la supremazia dell’intervento pedagogico, della qualità della presa a carico e delle prestazioni a favore delle famiglie. Hai fatto dell’educazione, quella vera, quella portatrice di valori, la tua vera missione.

Poi, a partire dal 2006, il nostro rapporto professionale e di grande stima si è trasformato. Al rientro da un consulto medico la comunicazione della nefasta diagnosi di cui ha voluto farmi immediatamente partecipe. Subito ecco nascere i primi interrogativi, le grandi preoccupazioni e le continue speranze sempre contrassegnate da una lucida capacità di analisi razionale.
No, non potevi permetterti di interrompere il tuo progetto di nuovo Istituto. Non potevi rinunciare ad altre nuove grandi sfide che ti vedevano punto di riferimento anche per altre componenti associative. Anche quando il male ti aveva preso su più fronti non ti sei mai arreso e non hai mai indietreggiato: sempre pronto a servire, sempre generosamente disposto all’ascolto e a lavorare per il bene comune.
Ecco allora il rifiuto alla rassegnazione: bisognava utilizzare tutte le cartucce, tutti i protocolli di cura (anche quando la medicina sembrava non lasciare più speranze), tutto l’attaccamento per la giusta causa, tutta l’umana volontà, ma soprattutto tutto l’amore per Bene, per Anna, per Luca e per la tua Daniela, ma a quel momento non più per sconfiggere il male, ma per guadagnare del tempo prezioso per la tua amata famiglia.




Hai portato avanti con grande dignità e coraggio il tuo percorso, un cammino di grandi sofferenze che ti ha portato a nuova vita.
Mai una lamentela, ma un’attenzione continua a voler esorcizzare il male e proteggere tutti coloro che ti erano vicini.

Poi è giunto il momento della preparazione. Il viaggio a Lourdes, l’eremo del tuo Santo Romedio, i tuoi scritti.
Quando il tempo stava assumendo per te una nuova dimensione, i ritmi di lavoro aumentavano. Non potevi rinunciare a nulla. Il tuo istituto doveva funzionare, il tuo grande senso di responsabilità doveva prevalere.
Non avevi più fiato, il tuo corpo non ti reggeva, ma la tua mente e il tuo cuore erano sempre volti al servizio del prossimo.

Con la tua partenza l’Associazione ticinese delle istituzioni sociali, il suo Comitato e la Conferenza cantonale perdono un grande direttore.


Arrivederci, caro Collega, sei stato un Maestro.
daniele intraina


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