relativismo e pensiero debole

temi vari che non trovano collocazione nelle categorie proposte
giardiniere dell'Eden
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Messaggioda giardiniere dell'Eden » mar feb 21, 2006 10:35 pm

Grazie per le pronte risposte. Io però, che non dispongo di un pensiero sintetico - e attraverso una fase di "ingordigia di verità" - mi fermo alla prima questione. Vorrei integrare la sua risposta chiedendo ancora una volta soccorso all'enciclica Fides et ratio.
L'enciclica completa la si può leggere al seguente indirizzo:

Http://www.vatican.va/holy_father/john_ ... io_it.html

Nel corso di una presentazione dell'enciclica, nel novembre del 1998, l'allora card. J. Ratzinger cominciava con una domanda:

Perché la fede dovrebbe occuparsi della filosofia e perché la ragione (filosofia) non può fare a meno della fede? (...)

La risposta (della Fides et ratio) si colloca nella situazione culturale attuale, che, letta nella sua radice profonda, si caratterizza per due fattori: la separazione portata all'estremo tra fede e ragione; e l'eliminazione della questione della verità - assoluta e incondizionata - dalla ricerca culturale e dal sapere razionale dell'uomo. (...)

Se l'unico tipo di ragione è quello della ragione scientifica, la fede viene espropriata di qualunque forma di razionalità e intelligibilità, ed è destinata a fuggire nel simbolismo non definibile o nel sentimento irrazionale.

D'altra parte, la rinuncia della ragione alla rivendicazione della conoscenza della verità è anch'essa nel suo primo passo una opzione di tipo filosofico e pone l'esigenza di un intrinseco rapporto tra teologia e filosofia.

Il ritirarsi da parte della ragione dalla questione della verità significa cedere ad una certa cultura filosofica, che esclude la metafisica a causa dell'assolutizzazione del paradigma della ragione scientifica o storica.

La conseguenza di questa capitolazione è soltanto apparentemente innocua per la fede, che è sospinta dentro un cerchio chiuso in sé stesso, relegato nel soggettivismo, nella privatizzazione intimistica, non più in grado di comunicarsi agli altri né di farsi valere sul piano culturale e razionale. (...)

Di fronte a questa nostra situazione culturale, il messaggio della Fides et ratio reagisce, riproponendo con forza e convinzione la capacità della ragione di conoscere Dio e di raggiungere, conformemente alla natura limitata dell'uomo, le verità fondamentali dell'esistenza:

- la spiritualità e immortalità dell'anima;
- la possibilità di formulare giudizi veri;
- la capacità di fare il bene e di seguire la legge morale naturale;
- l'affermazione della libertà dell'uomo ...

Nello stesso tempo essa riafferma che tale capacità metafisica della ragione è un dato necessario della fede, al punto che una concezione di fede che pretendesse di svilupparsi in modo estraneo o alternativo alla ragione, sarebbe deficiente anche come fede.

Inoltre, il Papa, inserendosi pienamente nel dialogo tra gli uomini di cultura del nostro tempo, pone una domanda seria che non potrà non sollecitare una riflessione e una discussione altrettanto serie:

perché la ragione vuole impedire a sé stessa di tendere verso la verità, mentre per sua stessa natura essa è orientata al suo raggiungimento?
A questo punto però diventa evidente che per sostenere la capacità della ragione di conoscere la verità di Dio, di sé stessi e del mondo, è necessaria una filosofia che sia in grado di comprendere concettualmente la dimensione metafisica della realtà. (...)

La fede cristiana è quindi per un verso obbligata ad opporsi a quelle filosofie o teorie che escludono l'attitudine dell'uomo a conoscere la verità metafisica delle cose (positivismo, materialismo, scientismo, storicismo, problematicismo, relativismo, nichilismo), ma per altro verso, difendendo la possibilità di una riflessione metafisica e razionale, che conserva la sua autonomia nel metodo della ricerca e nella sua indole propria, la fede difende la dignità dell'uomo e promuove la stessa filosofia, incitandola ad occuparsi e a preoccuparsi della questione del senso ultimo e profondo dell'essere, dell'uomo, del mondo.
Escludere infatti l'uomo dall'accesso alla verità è la radice di ogni alienazione... (J. Ratzinger, 13 nov. 1998)

http://www.youtube.com/watch?v=PxMMiDecuw4
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Dante Balbo
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Messaggioda Dante Balbo » mar feb 21, 2006 11:25 pm

ad ulteriore complemento inviterei a leggere l'intervista di Padre Lagrasse, non so s si scrive così, a commento della nuova enciclica di Benedetto XVI, in cui sottolinea la complementarità fra filosofia e teologia, facendo riferimento ad un testo di Von Balthasar, dal titolo Epilogo, in cui riassume la sua teologia utilizzando la analogia dell'ingresso alla cattedrale, in cui le religioni non cristiane sarebbero il sagrato, la filosofia la soglia e la teologia l'interno della cattedrale.
D.G.B.

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Messaggioda giardiniere dell'Eden » mer feb 22, 2006 8:11 pm

Ancora l'autorevolezza di J. Ratzinger:

(...) I temi del vero e del bene non sono separabili. Platone aveva ragione identificando il punto più alto del divino con l'idea del bene.
Inversamente, se non possiamo conoscere la verità riguardo a Dio, allora anche la verità riguardo a ciò che è bene e a ciò che è male resta inaccessibile.

In tal caso non esiste il bene e il male; rimane solo il calcolo delle conseguenze: l'ethos viene sostituito dal calcolo.
Detto ancora più chiaramente:

LE TRE DOMANDE SULLA VERITA', SUL BENE, SU DIO SONO UN'UNICA DOMANDA.

E se ad essa non c'è risposta, allora brancoliamo nel buio riguardo alle cose essenziali della nostra vita.
Allora l'esistenza umana è veramente "tragica".
Il concetto biblico di Dio riconosce Dio come il Bene, come il Buono (Mc. 10,18). Questo concetto di Dio raggiunge il suo culmine nell'affermazione giovannea:" Dio è amore." (Gv. 4,8)

VERITA' E AMORE SONO IDENTICI.
Quest'affermazione - se ne raccoglie tutta la sua portata - è la più grande garanzia della tolleranza*; di un rapporto con la verità, la cui unica arma è essa stessa e quindi l'amore.
(J. Ratzinger al convegno di Lugano "per una convivenza tra i popoli. Emigrazione e multiculturalità", marzo 2002)

*tolleranza non va intesa come sopportazione (che nasconde l'integralismo) né come indifferenza (che approda allo scetticismo), ma come dialogo che si realizza nell'amicizia, cioè nel confronto e nella collaborazione (da Umanesimo integrale di J. Maritain, ndr).

Riassumendo, per vedere se ho capito:
tutti gli uomini sono figli di Dio, sono fatti a sua immagine e somiglianza. La ragione (non quella strumentale o pratica), se usata bene, porta alle soglie della fede, cioè al SENSO RELIGIOSO ("l'atto d'origine" dell'uomo, se dovessimo dirla in termini burocratici):

"...quando il "perché delle cose" viene indagato con integralità alla ricerca della risposta ultima e più esauriente, allora la ragione umana tocca il suo vertice e si apre alla religiosità. In effetti, la religiosità rappresenta l'espressione più elevata della persona umana, perché è il culmine della sua natura razionale. Essa sgorga dall'aspirazione profonda dell'uomo alla verità ed è alla base della ricerca libera e personale che egli compie del divino. (...) (Giovanni Paolo II: udienza generale, 19.10.1983)

Usando la bella immagine riferita da Dante Balbo, porta l'uomo - tutti gli uomini - alla soglia (alla porta) della cattedrale. Ma non ci potrebbe mai arrivare se non si ammettesse la capacità forte della ragione umana di cogliere il vero, il bene, il bello, che poi sono predicati dell'essere (della realtà in senso lato, di ciò che è, e quindi anche dell'Essere).

E' questo l' "universale comune" su cui può inserirsi la proposta cristiana verso tutti, verso tutte le culture, in modo privilegiato con la testimonianza di vita trasformata.

In questi testi e nell'apporto di Dante Balbo mi sembra di aver trovato, in un modo un po' tormentato, qualche risposta alle tre domande.

E come posso varcare la soglia ed entrare nella Cattedrale (la Verità rivelata). Con la Grazia e con la scelta personale, cioè con l'atto della libertà. (La fede formalmente è un atto della ragione).

(Il Credere di credere - sperare di credere- di Gianni Vattimo, esponente del pensiero debole "morbido", evacqua tutto il contenuto della Verità, e poi sostiene di basare il suo cristianesimo sull'amore, sulla carità. Ma l'Amore è Verità e viceversa. Allora il suo cristianesimo cos'è? Una forma mascherata di "buonismo"?)

Un esempio di ragione onesta di un intellettuale non credente è quella, mi pare, di Norberto Bobbio in questo articolo:

http://www.criticamente.com/bacheca/bac ... redere.htm

C'è nessuno che possa dare un contributo per ulteriore chiarificazione?
Ultima modifica di giardiniere dell'Eden il gio apr 01, 2010 3:49 pm, modificato 7 volte in totale.

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Messaggioda giardiniere dell'Eden » ven feb 24, 2006 7:35 pm

In conclusione di un saggio sulla questione della verità, il filosofo Josef Pieper (1904-1997) scrive:

"Giammai l'uomo comprenderà -ossia conoscerà fino in fondo- la natura delle cose. E mai saprà misurare la totalità dell'universo. (...) La conoscenza dell' "essenza" delle cose e la conoscenza della totalità delle cose è stata concessa all'uomo "come speranza futura". Ciò significa: ogni sforzo conoscitivo sarà sì un positivo progresso, e non sarà per principio inutile; ma avrà anche sempre come risultato un nuovo non-ancora (...)

L'uomo è "capax universi" (e a tal punto che lo stesso universo, proprio perché non è "tutto", non riesce a saziarlo). (...) Perché l'uomo è situato nel centro di un mondo che al di là di quanto è da noi via via conosciuto tiene sempre pronto l'imprevedibile; perché egli è un essere che vive al cospetto della totalità delle cose esistenti e la cui interiore sconfinatezza non è che la risposta alla inesauribile immensità del suo mondo.

Questo mondo a sua volta risponde -questa è la sua natura- al verbo creatore dell'intelligenza divina, nella cui "arte" gli archetipi del mondo sono vita. Poiché l'universo delle cose esistenti "è posto tra due intelletti", il divino e l'umano. E in ciò, come ben sa la tradizione metafisica occidentale, si fonda la verità delle cose."

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Messaggioda giardiniere dell'Eden » sab feb 25, 2006 1:41 pm

Suggerisco la lettura di un articolo del gennaio del 2004 ancora dell'allora cardinal J. Ratzinger (in un faccia a faccia con il filosofo tedesco J. Habermas), che mette in evidenza i problemi attuali ai quali fede e ragione sono chiamate a rispondere in modo costruttivo:

RAGIONE E FEDE, SCAMBIO RECIPROCO PER UN'ETICA COMUNE

(...) ci sono patologie nella religione (es. fondamentalismi ndr), che sono assai pericolose e che rendono necessario considerare la luce divina della ragione come un organo di controllo, dal quale la religione deve costantemente lasciarsi chiarificare e regolamentare; questo era anche il pensiero dei Padri della Chiesa.
... esistono patologie anche nella ragione (cosa che all'umanità non è altrettanto nota); una hybris della ragione, che non è meno pericolosa, ma a causa della sua potenziale efficacia è ancora più minacciosa: la bomba atomica, l'uomo visto come un prodotto. Perciò anche alla ragione devono essere rammentati i suoi limiti ed essa deve imparare la capacità di ascolto nei confronti delle grandi tradizioni religiose dell'umanità. Quando essa si emancipa completamente e rifiuta questa capacità di apprendere, questo rapporto correlativo, diventa distruttiva ...

http://www.caffeeuropa.it/pensareeuropa ... inger.html

e l'articolo dell'arcivescovo di Chieti, Bruno Forte, dal titolo

IL PAPA AMICO DELLA RAGIONE

dove si ritorna sul contenuto dell'articolo del cardinal J. Ratzinger e si cerca di capire il percorso di studio di Benedetto XVI:

http://www.internetica.it/amico-ragione.htm

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Messaggioda giardiniere dell'Eden » sab mar 04, 2006 8:53 pm

Per chi volesse continuare ad approfondire il tema della verità e della conoscenza sempre nell'ambito della filosofia della conoscenza, propongo

http://www.paginecattoliche.it/modules. ... le&sid=437
Ultima modifica di giardiniere dell'Eden il mer dic 01, 2010 8:11 am, modificato 5 volte in totale.

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Messaggioda giardiniere dell'Eden » lun mar 06, 2006 10:04 pm

Ancora una conferenza di impareggiabile lucidità del Card. J. Ratzinger, apparsa nel mensile "30 giorni" del gennaio 2000 dal titolo:

NEL CRISTIANESIMO LA RAZIONALITA' E' DIVENTATA RELIGIONE

http://www.zenit.org/italian/visualizza.php?sid=4639

Adesso che qualcosa si è detto della "ragione", sarebbe stimolante proseguire con la "volontà" (visto che sono le due facoltà spirituali dell'uomo) e quindi la libertà.
Ultima modifica di giardiniere dell'Eden il ven apr 07, 2006 1:57 pm, modificato 1 volta in totale.

Dante Balbo
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Messaggioda Dante Balbo » mar mar 07, 2006 11:14 am

quello della libertà è un tema affascinante, fin dalla discussione di S.Agostino che ha privilegiato la grazia portando alle derive lutherane. D'altra parte questo è un tema centrale nei manuali di morale fondamentale che se ne occupano, perché inevitabile è la relazione fra libertà e grazia. La Chiesa Cattolica nella sua razionalità ha sempre rifiutato il concetto liberale di libertà limitata dalla libertà altrui, perché privo di dimensioni etiche sovraordinate. D'altra parte, il timore di una caduta in un certo predestinazionismo ha tenuto sempre la Chiesa lontana da concezioni troppo legate alla grazia divina come unico operatore. Al centro della concezione cattoliica sta il dogma della doppia natura di Gesù, vero Dio e Vero Uomo, ribadita in diversi concilii, che sempre le eresie hanno attaccato in un modo o in un altro. In Gesù la libertà è autentica, se pure pienamente sottomessa alla volontà del Padre, anzi, proprio questa sottomissione stabilisce una gerarchia in cui libertà equivale a libertà per qualcuno, libertà di aderire a qualcuno, nella chiarezza che la libertà astratta è una teoria e come tutte le teorie vincola anzicché aprire. Siamo liberi di aderire ad un progetto perché il contrario significa adesione ad un altro progetto, che noi lo vogliamo o no. La Grazia allora non violenta mai la volontà, semmai la sostiene nella sua fragilità di realtà ferita dal peccato di origine, una realtà quest'ultimo indiscutibile, se non altro per i suoi effetti evidenti sulla capacità umana di esercizio pienamente libero della volontà appunto. Il luogo della ferita non è infatti anzitutto l'intelletto, limitato per ragioni strutturali ma capace di accedere al Progetto migliore, ma la volontà, la capacità cioè di attingere alla memoria di un beneficio per acquisirne un altro. Il peccato di origine mi sembra consista nella costituzione di una teoria che neghi il beneficio già presente. Nella Genesi infatti si legge che Dio creò l'uomo a sua immagine e somiglianza. Quando il serpente attaccò Eva le disse che sarebbero diventati come Dio se avessero mangiato dell'albero, ma come Dio lo erano già!
solo qualche spunto, tanto per introdurci!
D.G.B.

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Messaggioda giardiniere dell'Eden » gio mar 30, 2006 4:12 pm

Trascrivo ciò che non mi è molto chiaro di quanto lei afferma:
(...) Il peccato di origine mi sembra consista nella costituzione di una teoria che neghi il beneficio già presente. Nella genesi, infatti, si legge che Dio creò l'uomo a sua immagine e somiglianza. Quando il serpente attaccò Eva, le disse che sarebbero diventati come Dio, se avessero mangiato dell'albero, ma come Dio lo erano già."

Può spiegare meglio, per favore?
Ultima modifica di giardiniere dell'Eden il mer mag 03, 2006 7:33 pm, modificato 1 volta in totale.

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Messaggioda Dante Balbo » gio mar 30, 2006 4:50 pm

La realtà nell'eden era una sola, come sempre del resto, cioè l'uomo, maschio e femmina, era stato creato ad immagine e somiglianza di Dio, tanto è vero che si dice che Dio passeggiava nel giardino, quindi in qualche modo la relazione diretta con lui era possibile. Il serpente ingannò Eva e Adamo, prospettando una teoria cioè connettendo insieme cose che non erano inizialmente connesse. Infatti Dio non aveva dato giustificazioni per chiedere che non mangiassero dell'albero, ma semplicemente aveva chiesto di rispettare un suo volere. Aveva solo avvertito che il mangiare dell'albero, avrebbe condotto l'uomo alla morte. cosa significa questo se non ha a che fare con la rottura di una relazione privilegiata o naturale con Dio tale che di per se stessa conduce alla morte, una morte diversa dal passaggio naturale attraverso la porta del tempo. Il serpente invece collega l'albero alla possibilità di diventare come dio, come se in realtà Adamo ed Eva non fossero già simili a Lui, introducendo la teoria della mancanza come struttura di pensiero. L'assioma posto si potrebbe descrivere così: stante un limite la mancanza di accesso ad una risorsa rende insignificante l'accesso a tutte le altre. Ciò che importa non sono i milioni di alberi disponibili, ma questo unico albero non accessibile. questa inaccessibilità cancella addirittura una somiglianza data fin dall'inizio e pone una distanza incolmabile da Dio, che può essere superata solo trasgredendo il divieto. Questa però è una teoria, senza alcun fondamento logico, ma basata sull'oscuramento di una prospettiva, quella del dono gratuito di Dio, per la quale la distanza da lui della creatura non costituiva affatto un problema. Spero di essermi spiegato un po' di più, anche se mi rendo conto che bisognerebbe approfondire l'argomento. Purtroppo non ho conoscenze raffinate in materia, ma solo il ragionamento logico e l'applicazione del principio di natura messo in evidenza dalla scuola Contriana.
D.G.B.

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Messaggioda giardiniere dell'Eden » gio mar 30, 2006 9:13 pm

Avevo il sentore che Contri c'entrasse in qualche modo (scherzo!).
La ringrazio per il suo sforzo. A mia volta mi sforzo di capire ma, lo confesso, faccio fatica. Mi mancano, in effetti, tutta una serie di riferimenti per poter agevolmente comprendere.

Sembra comunque una grande ingenuità quella di Eva e di Adamo - al di là della persuasività del serpente. Era dunque in qualche modo già strutturale nell'uomo la propensione a considerare l'amore (la relazione) - la relazione con il Creatore - come possesso?

Mi sembra tutto piuttosto astruso.

Dante Balbo
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Messaggioda Dante Balbo » ven mar 31, 2006 8:25 am

è già complesso indagare sui meccanismi della comparsa di una patologia del pensiero con le fonti a nostra disposizione, faccio fatica ad immaginare la dinamica di una propensione alla patologia, anche se posso immaginare che vi sia nell'uomo una debolezza strutturale, legata alla difficoltà di porre il principio logico al di sopra del legame affettivo. Il dubbio che il serpente ha insinuato, infatti, non è essenzialmente logico ma affettivo, legato cioè al rapporto di fiducia.
D.G.B.

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Messaggioda giardiniere dell'Eden » sab apr 01, 2006 10:56 pm

Credo che qui ci stia la conferenza, sempre di J. Ratzinger del 1996:

LIBERTA' E VERITA'

http://www.ratzinger.us/modules.php?nam ... cle&sid=21

(...) In fondo, dietro il radicale desiderio di libertà dell'evo moderno sta ben chiaramente la promessa: diventerete come Dio. (...) il fine implicito di tutti i movimenti di liberazione moderni è di essere finalmente come Dio, non dipendenti da nulla e da nessuno, non limitati nella propria libertà da alcuna libertà estranea (...) Essere totalmente liberi, senza la concorrenza di altre libertà, senza un "da" e un "per": si nasconde qui non un'immagine di Dio, ma un idolo.

L'errore originario di tali radicalizzate volontà di libertà sta nell'idea di una divinità concepita in modo puramente egoistico.
Il Dio così inteso non è un Dio, ma un idolo, anzi l'immagine di colui che la tradizione cristiana chiamerebbe il diavolo -l'antidio-, poiché in esso si rinviene proprio l'opposto radicale del vero Dio:

il vero Dio è per sua essenza totalmente "essere per" (Padre), "essere da" (Figlio) ed "essere con" (Spirito Santo).
L'essere umano, tuttavia, è immagine di Dio proprio per il fatto che il "da", il "con" e il "per" costituiscono la figura antropologica fondamentale...

http://mondodomani.org/dialegesthai/cs02.htm#rif34

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Un video un po' datato, ma utile
http://www.youtube.com/watch?v=Ppa2n6c7yKQ

sul Dottore angelico: ne parla Roberta de Monticelli in 2 video
http://www.youtube.com/watch?v=3-cpvgeZ-cY

Alcuni possibili approfondimenti su Cristianesimo e postmodernità:

http://www.clerus.org/clerus/dati/2000- ... TMODE.html
http://www.internetica.it/BenXVI-Messori.htm
http://www.riforma.net/apologetica/libe ... rnismo.htm
http://books.google.it/books?id=iuaLPCA ... A0&f=false
http://www.lorizio.net/scritti/testi2.html

http://www.biosferanoosfera.it/scritti/ ... VERITA.pdf
http://www.gliscritti.it/approf/fisiche ... tiseri.htm
http://books.google.it/books?id=ZnUpplI ... q=&f=false
http://www.swif.uniba.it/lei/rassegna/030911.htm
http://holyqueen.altervista.org/att_cul ... inismo.htm

http://www.docstoc.com/docs/21591712/Ni ... rnit%C3%A0
http://www.filosofico.net/lyotard.htm
http://mondodomani.org/dialegesthai/cs01.htm#rif65

http://www.zenit.org/article-9255?l=italian

sulla nozione di verità: confronto tra Franca d'Agostini e Gianni Vattimo
http://www.youtube.com/watch?v=9pEcgF8q4qI

Le diverse posizioni di Roberta de Monticelli e gianni Vattimo
http://www.centroattivamente.com/eventi ... ticelli-1/

tre libri:
Dario Antiseri, Gianni Vattimo - Ragione filosofica e fede religiosa (nell'era postmoderna) - Rubbettino 2008;
Dario Antiseri -Cristiano perché relativista, relativista perché cristiano- (per un razionalismo della contingenza); con due lunghe repliche, di Rino Fisichella e Sergio Galvan, Rubbettino 2003;
Gianni Vattimo, Carmelo Dotolo - Dio: la possibilità buona (un colloquio sulla soglia tra filosofia e teologia)- Rubbettino 2009

http://www.carmelodotolo.eu/verita_auto ... 0mag10.pdf
http://www.psy-com.org/index.php/en/rob ... rnita.html

http://www.vittoriopossenti.it/index.ph ... &Itemid=58

Emanuele Severino in video: l'identità occidentale
http://www.dialoghisulluomo.it/node/49

Due grandi filosofi italiani, Emanuele Severino e Giovanni Reale, parlano di Dio:
http://video.corriere.it/voci-filosofia ... 144f02aabc

http://temi.repubblica.it/micromega-onl ... -filosofi/

http://www.corriere.it/cultura/12_febbr ... 94ec.shtml

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02 ... de/497556/

http://ilrasoiodioccam-micromega.blogau ... -severino/


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