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film, DVD, Divx: dalla semiologia alla tecnologia passando dalle impressioni a caldo sull'ultimo film
Yari
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Messaggioda Yari » mer nov 24, 2004 2:29 pm

La proposta è questa: uno spazio in cui esporsi con un gruppo -variabile ma senza eccedere- di titoli di "film preferiti", in modo da scatenare commenti e dibattiti. (inutile sottolineare che quest'ultimo è ovviamente l'aspetto più interessante del topic: inutile limitarsi a snocciolare top ten senza mettere e mettersi in discussione).


Butto qualche titolo al fuoco (non in ordine di preferenza):

- The Lord of the rings I, II, III (P. Jackson);
- Forrest Gump (R. Zemeckis);
- L'attimo fuggente (Dead Poet's Society) (P. Weir);
- Nightmare before Christmas (T. Burton);
- Shrek (Dreamworks);
- Monsters & co. (Pixar-Disney);
- La leggenda del pianista sull'Oceano (G. Tornatore);
- Pinocchio (R. Benigni);
- Le dîner de cons (F. Veber);
- Le fabuleaux destin d'Amélie Poulain (J.-P. Jeunet).

Apro le danze con una saga e due film che mi stanno particolarmente a cuore. Volutamente -benché forse pure un po' provocatoriamente- inserisco poi tre film d'animazione: credo sia ora di superare ogni pregiudizio e dare al genere maggiore importanza. Un omaggio anche a Tornatore, che col suo film ha riproposto nel migliore dei modi (a tratti addirittura migliorandolo) il monologo di Baricco Novecento. Poi il Pinocchio di Benigni, che è un capolavoro incompreso. E infine due film francesi: il primo di poche pretese, ma dalla comicità brillantissima; il secondo -che tutti conoscete- meraviglioso.
Ultima modifica di Yari il sab nov 27, 2004 11:49 am, modificato 1 volta in totale.
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Chiara
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Messaggioda Chiara » ven nov 26, 2004 11:27 am

Condivido e apprezzo quasi tutte le tue scelte.
Visto che la tua voleva, in parte, essere una provocazione, (così mi è parso di capire), reagisco con un paio di critiche.

Forrest Gump: la solita americanata dove l’handicappato geniale di turno, nonostante tutte le sue difficoltà fisiche e relazionali, riesce a “spuntarla” (tanto per dirla alla John Wayne) su tutti i “normali/cattivi” che trova lungo il suo cammino: insomma un “vincente” secondo l’autentica ed invidiabile “american way of life”.
Di fronte a questa mia reazione, alcuni mi hanno fatto notare che il regista potrebbe aver tentato proprio una presa in giro di questa visione becera e buonista della realtà dell’handicap…potrebbe essere, ma mi permetto di dubitare.

L’attimo fuggente: bello, coinvolgente, commovente ma estremamente diseducativo, tanto da essere pericoloso se guardato senza quel poco di buon senso che ci permette di essere abbastanza lucidi da cogliere che l’esplosione di “genio e sregolatezza”, soprattutto nelle giovani menti, può innescare dei meccanismi perversi che non portano ad assaporare il “vero” senso della vita, ma a vivere di eccessi e di desideri che resteranno perennemente insoddisfatti.


:wink: Chiara

Yari
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Messaggioda Yari » gio dic 02, 2004 2:02 pm

Ciao Chiara, grazie innanzitutto per aver risposto... :-D

Chiara ha scritto:Forrest Gump: la solita americanata dove l’handicappato geniale di turno, nonostante tutte le sue difficoltà fisiche e relazionali, riesce a “spuntarla” (tanto per dirla alla John Wayne) su tutti i “normali/cattivi” che trova lungo il suo cammino: insomma un “vincente” secondo l’autentica ed invidiabile “american way of life”.
Di fronte a questa mia reazione, alcuni mi hanno fatto notare che il regista potrebbe aver tentato proprio una presa in giro di questa visione becera e buonista della realtà dell’handicap…potrebbe essere, ma mi permetto di dubitare.


I successi di Forrest sono talmente ironici e grotteschi che fatico a vederlo come un vincente all'americana. Io in Forrest Gump parlerei perlopiù di "apoteosi del Caso", mano invisibile (ovviamente non in senso economico :D ) che regola indistintamente i destini. Forrest infatti è passivo, subisce la legge della Fortuna. Sua unica virtù nelle situazioni che il Caso gli offre è forse l'ingenuità, l'approccio meno razionale alle cose.
Quindi -ecco quello che credo il messaggio del film- non importa che tu sia Forrest Gump, Tony Blair, o Paolo Bonolis: finché non possiamo pilotare il Caso (quindi finché siamo tutti impotenti), non abbiamo nessun diritto di sentirci superiori a qualcuno: siamo tutti uguali. Lo stesso, identico brodo.

Chiara ha scritto:L’attimo fuggente: bello, coinvolgente, commovente ma estremamente diseducativo, tanto da essere pericoloso se guardato senza quel poco di buon senso che ci permette di essere abbastanza lucidi da cogliere che l’esplosione di “genio e sregolatezza”, soprattutto nelle giovani menti, può innescare dei meccanismi perversi che non portano ad assaporare il “vero” senso della vita, ma a vivere di eccessi e di desideri che resteranno perennemente insoddisfatti.


Be', che il film possa essere frainteso non c'è dubbio, ma non per questo è da considerarsi diseducativo. Non mi sembra che induca a un carpe diem smodato, ma piuttosto a un cogliere l'attimo nel rispetto degli altri.
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Dani Noris
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Messaggioda Dani Noris » lun dic 06, 2004 11:52 pm

L'attimo fuggente, malgrado tutti i suoi difetti sottolinea l'importanza dell'incontro con un adulto che si mette in gioco. Ne esce un ritratto pieno di ... mancanze, tuttavia qualcuno che si mette in gioco e che suscita delle domande e delle aspettative. Non lo butterei via del tutto come film, ma ci si deve lavoare sopra.
Il film che salverei dovendo lasciare il pianeta è Viaggio in Inghilterra. La storia d CS Lewis e del suo rapporto con la moglie. Ah che film! Antony Hopkins che temevo come il diavolo dopo averlo visto nel Silenzio degli innocenti è entrato con questo film nella top 10 dei miei attori preferiti.

Yari
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Messaggioda Yari » gio dic 09, 2004 11:17 am

Dani Noris ha scritto:malgrado tutti i suoi difetti

... di che tipo?
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Chiara
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Messaggioda Chiara » mer dic 15, 2004 3:03 pm

...Non mi sembra che induca a un carpe diem smodato, ma piuttosto a un cogliere l'attimo nel rispetto degli altri...

Invece è proprio questo il messaggio che un giovane spettatore recepisce ed è l'effetto che l'insegnante sortisce sul suo allievo "prediletto" che, guarda caso, decide che la via di fuga migliore dalle frustrazioni che il suo "padre padrone" gli procura sia la morte.
Meglio sarebbe stato se il nostro gioviale "o capitano, mio capitano", dopo aver rivelato ai suoi studenti le meravigliose doti della poesia e del teatro, li avesse edotti sul fatto che l'arte non è la panacea dei dolori umani, che l'ebbrezza da essa prodotta è solo un effetto placebo e, infine, che la vita, quella vera, non la si trova nè sul palcoscenico, nè tra i versi di poeti maledetti. Insomma il nostro rivoluzionario insegnante avrebbe dovuto dare "un colpo al cerchio ed un colpo alla botte"...

:) Chiara
Ultima modifica di Chiara il mer dic 22, 2004 6:13 am, modificato 1 volta in totale.

Dani Noris
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Messaggioda Dani Noris » mar dic 21, 2004 11:19 pm

E' un insegnante che crede, ed è vero, di avere molto da insegnare ai ragazzi. Li vuole togliere dalla bambagia e indurli a diventare protagonisti della loro vita, autori della loro storia. Ma entra nella dinamica del tutto e subito (uno dei difetti) non insegna la pazienza e la capacità di abbracciare l'attimo anche se frustrante. Tant'è che il bel pilota di Pearl Harbor ci lascia le penne.

Yari
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Messaggioda Yari » gio dic 23, 2004 9:57 am

Chiara ha scritto:la vita, quella vera, non la si trova nè sul palcoscenico, nè tra i versi di poeti maledetti.


Non so. Certo, nelle opere altrui non puoi trovare la tua vita, però trovi quella degli altri: non è forse un confronto importantissimo -o comunque interessantissimo? Io, da giovane sognatore, lo credo.

Quanto al suicidio è un problema di comunicazione tra docente e studente, e proprio per questo la colpa maggiore è del docente (troppo tardi per rimediare quando Robin Williams si siede al tavolo del defunto e col libro di poesie sotto gli occhi piange). Ma il messaggio del film è veramente dato dall'attitudine del professore? Anche qui: non so. Vero è che il suicidio -in questa direzione- potrebbe essere la prova di un allargamento di prospettiva: "ecco come è sbagliato interpretare il suo insegnamento".

:wink:
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Messaggioda Yari » gio dic 23, 2004 10:06 am

Dani Noris ha scritto:Ma entra nella dinamica del tutto e subito (uno dei difetti) non insegna la pazienza e la capacità di abbracciare l'attimo anche se frustrante. Tant'è che il bel pilota di Pearl Harbor ci lascia le penne.


Quindi la tua è una critica al comportamento dell'insegnante... be', mi pongo lo stesso quesito che con Chiara (vedi sopra): e se il messaggio del film non fosse quello del professore?
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lucia
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Messaggioda lucia » lun dic 27, 2004 9:13 pm

Forrest non è un vero passivo, anzi: la sua fedeltà ai rapporti con le persone che gli stanno a cuore lo fa muovere come mai avrebbe immaginato

Yari
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Messaggioda Yari » mer dic 29, 2004 12:03 am

lucia ha scritto:Forrest non è un vero passivo, anzi: la sua fedeltà ai rapporti con le persone che gli stanno a cuore lo fa muovere come mai avrebbe immaginato

:shock: Non capisco, ma mi sembra di non condividere.
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Messaggioda Yari » mer dic 29, 2004 12:12 am

Chiara ha scritto:Invece è proprio questo il messaggio che un giovane spettatore recepisce ed è l'effetto che l'insegnante sortisce sul suo allievo "prediletto" che, guarda caso, decide che la via di fuga migliore dalle frustrazioni che il suo "padre padrone" gli procura sia la morte.
Meglio sarebbe stato se il nostro gioviale "o capitano, mio capitano", dopo aver rivelato ai suoi studenti le meravigliose doti della poesia e del teatro, li avesse edotti sul fatto che l'arte non è la panacea dei dolori umani, che l'ebbrezza da essa prodotta è solo un effetto placebo e, infine, che la vita, quella vera, non la si trova nè sul palcoscenico, nè tra i versi di poeti maledetti. Insomma il nostro rivoluzionario insegnante avrebbe dovuto dare "un colpo al cerchio ed un colpo alla botte"...

:) Chiara


Ho appena rivisto il film (bello, bello, bellissimo). Mi sembra importante segnalare una scena a cui finora (da parte mia per dimenticanza) non abbiamo dato importanza, e cioè quella dove l'insegnante parla da solo con il giovane attore la sera prima dello spettacolo. Ebbene, il professore esorta l'allievo a parlare con il padre, a spiegarsi in modo chiaro con lui. E ai suoi dubbi risponde solennemente che "è l'unica soluzione". Piuttosto chiara quindi la ricerca del dialogo (il "rispetto per gli altri").
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Messaggioda lucia » sab gen 22, 2005 10:18 pm

forrest Gump vive la sua vita ancorato a pochi rapporti umani, che gli sembrano essenziali: lo facciamo tutti noi, se siamo onesti con noi stessi, e percepiamo l'importanza che alcune persone hanno per la nostra vita.
La mamma, l'amore, l'amico: ma queste persone faticano a riconoscere la stessa dipendenza che invece per Forrest è un'ovvietà, ed per buona parte della loro vita saranno "in giro", cioè slegate dalla realtà.
Lui, per caso diventa eroe, per fedeltà diventa imprenditore, per amore diventa un personaggio pubblico, inconsapevolmente diventa papà, ma consapevolmente è compagno, padre, amico


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