Tsunami ten days after

Comunicazioni di vario genere agli amici di Caritas Ticino che non trovano già altra collocazione nelle diverse diramazioni del forum
roby noris
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Tsunami ten days after

Messaggioda roby noris » mer gen 05, 2005 8:45 pm

Oggi una giornata di lutto nazionale con bandiere a mezz'asta, campane a mezzogiorno e catena della solidarietà aperta 24 ore non stop.
Questa mattina fra le 7 e le otto in diverse zone del luganese ma forse anche altrove lo spettacolo della natura era assolutamente straordinario con cielo letteralmente infuocato, sfumature dal rosso cupo all'arancio chiaro su strati di nuvole che variavano micrometricamente gamma e intensità. Era impossibile essere indifferenti se si era piazzati al punto giusto, ad esempio salendo da Cureglia a Porza allle 7.50: direi che lo spettacolo invitava allo stupore incantato di fronte a un raro momento di magia espressiva della natura. Dieci giorni fa quella stessa natura che ci incanta e che crediamo di conoscere e controllare ha cambiato il volto di intere regioni, seminato morte e distruzione, ha scritto col sangue di 165'000 persone la parola "paura" che rimbalza ancora oggi sui media elettronici del mondo. Avendo avuto la fortuna di seguire l'evolvere di questa tragedia planetaria tramite CNN sono stato risparmiato dalla spettacolarizzazione e dalla morbosità che mi si dice abbia caratterizzato molti network nazionali, dove anche questa volta il dictat dell'audience rende grottesca persino una immane tragedia.
Evidentemente la mediatizzazione degli eventi di questa portata amplifica a dismisura sia le potenzialità stratosferiche del medium sia i suoi limiti legati alle modalità d'uso; eccezionalmente con le Towers forse avevamo avuto qualche ora in cui l'emozione vera, (quella che fa perdere la padronanza della situazione anche a navigati giornalisti) aveva prevalso sul controllo del sistema di comunicazione. Con lo Tsunami non è stato così. Anzi si è aggiunto un fattore contingente assolutamente nuovo dal profilo mediatico: la presenza di migliaia di turisti con telecamerine digitali pronte all'uso. Una quantità spropositata di materiale da realTV a disposizione delle televisioni mondiali che si sono sbizzarrite nel confezionare l'orror più vero del vero.
Ma nonostante tutto qualcosa di autentico per noi spettatori può esserci in un dramma vissuto collettivamente: è lo scossone che l'emozione e la commozione, (anche se momentanee e superficiali, anche se pilotata in regia, anche se fra quindici giorni sarà finito quasi tutto) possono provocare ponendoci qualche domanda vera sulla sofferenza, sulla solidarietà sul senso delle cose che pensiamo di consumare e controllare. Chissà che 150'000 morti e milioni di persone sofferenti possano fare il miracolo di far scoprire a qualche milione di spettatori assuefatti a quasi tutto, che quel cielo infuocato di stamattina non è gestito dall'ente del turismo né dal club Med e che va riscoperto nel suo splendore e nella sua drammaticità come il senso della nostra vita o di quella di chi non ha più nulla e si domanda perché un'onda impazzita si sia accanita proprio su di lui.

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