Caritas Insieme N. 1 2008

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marco fantoni
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Caritas Insieme N. 1 2008

Messaggioda marco fantoni » gio apr 24, 2008 4:39 pm

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La rivista n.1 2008 è online http://www.caritas-ticino.ch/riviste/el ... online.htm

Il primo numero della rivista Caritas Insieme 2008, ha proposto alcuni articoli che riflettevano, tra l’altro, sulla capacità personale e delle associazioni di avere una propria responsabilità nella cura e gestione della situazione finanziaria personale, ma non solo. La parola responsabilità, che indica il fatto che ogni cosa che pensiamo, decidiamo, facciamo, dipende da noi, non sempre è considerata tale. Essere responsabili, cioè dare delle risposte in modo serio, intelligente, coerente a ciò che appunto pensiamo, decidiamo, facciamo, spesso è una situazione che scivola sulla nostra pelle come se avessimo le piume d’oca che ci riparano.
Spesso ciò che ci accade è frutto di nostre scelte, giuste o sbagliate che siano, ma comunque nostre scelte. Certo una parte delle conseguenze dipende anche da fattori esterni, ma la maggior parte è scelta nostra o di come affrontiamo le conseguenze.
A volte ci troviamo in situazioni spiacevoli, negative, causate da diversi motivi e la nostra responsabilità viene quasi nascosta. In che modo si evidenzia questo aspetto? La colpa non è mia; se sono un lavoratore, la colpa è del padrone; se sono un padrone la colpa è del mercato; se sono il mercato la colpa è della società; se sono la società la colpa è del singolo; se sono il singolo la colpa è dello Stato. Un cane che si morde la coda? No! Una visione di poca responsabilità.
Se sono un lavoratore forse ho lavorato in un certo modo; se sono un padrone forse ho gestito male l’azienda, se sono il mercato forse mi sono spinto troppo in avanti; se sono la società forse non ho valutato bene il contesto; se sono il singolo probabilmente ho fatto un errore; se sono lo Stato forse non considerato fino in fondo il bene comune.
Possibili e legittimi errori quando si sbaglia, ma mancanza di responsabilità quando si persevera. Quando si persevera a far che cosa? A non decidere, a non scegliere, a demandare ad altri, a dare la colpa ad altri, a nascondersi, a non pensare o pensare poco, a scegliere per la discesa e non per la salita, a puntare in basso e non in alto, a scegliere il brutto e non il bello.
“La bellezza salverà il mondo” da L’Idiota di Fiodor Dostoevskij è una frase che in molti discorsi viene ripresa. Oppure: “Grandi spiriti hanno sempre incontrato violenta opposizione da parte delle menti mediocri.” Albert Einstein.
Sono due frasi che espresse da “grandi menti” hanno la possibilità di influenzare il pensiero personale in modo determinante e proiettarlo alla responsabilità.
Se pensiamo alla passione che noi possiamo mettere nella ricerca della bellezza, se pensiamo al modo in cui la bellezza si rende viva ai nostri occhi, al nostro tatto, alla nostra mente, non possiamo che lavorare di conseguenza. Pensando alle frasi dei due suddetti geni, (non ho mai letto niente di loro) come non farsi venire la voglia di conoscere meglio queste persone, come non chiedersi il perché sono arrivati ad esprimere tali frasi?
Sono solo due, ma basta fare un giro nella rete per rendersi conto di quanto offre il mondo, quanto offre la letteratura. Il prendere un libro o altro supporto che ti aiuta a conoscere, a sapere, a capire ti porta poi, a poco a poco a respirare quel sano pensiero per arrivare a vedere il mondo con occhi diversi. E non si tratta di essere intellettuali, anche perché io non lo sono, si tratta di aprire anche solo di poco la mente e cercare una maggior qualità, di tempo, di relazioni, di pensiero. Questo lo possono fare tutti coloro che decidono di farlo, anche chi pensa di non essere interessato di non potercela fare, di … non sono cose per me.
Abbiamo la possibilità attraverso la passione per le cose belle di trovare e scoprire cose mai vissute, cose mai viste, cose mai avute, cose mai fatte. Ho sentito un’altra di quelle frasi che ti colpiscono, non so di chi sia, ma è pressappoco così: “Per avere cose che non hai mai avuto, devi fare cose che non hai mai fatto” che in un certo modo si collega a quella di Einstein, di cui sopra.
Da questa passione penso che abbastanza automaticamente si giunge anche a riflettere fino in fondo sul vero senso della responsabilità ed applicarla giornalmente nella propria vita e poi nel contesto sociale in cui sei inserito.
Tornando agli spunti dati dall’ultimo numero della rivista, senza falsa modestia, si può dire che questo numero in particolare, ti aiuta ad approfondire queste visioni. Dunque buona lettura.

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